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Recensione NIHIL 'zine (e-mail: succulentoborchia@libero.it ) METAL FESTIVAL del 4 gennaio '01 al Thunder Road (tra Voghera e Torrazza Coste, Codevilla(Pavia)). Devo confessare che a parte grandi nomi presenti nell'underground italiano come Handful Of Hate e Maldoror (ex-Funeral Fog, a quanto mi è stato detto), non troppo nei dettagli conoscevo bands come Nefas, Sacradis e Necroart. Avendo assistito praticamente a tutti i soundchek dei suddetti gruppi, ho potuto osservare attentamente il tutt'altro che modesto impianto di amplificazione e l'abilità dei fonici del posto. Alla sinistra del palco, quasi in successione, si esibivano i vari stages: Black Blood, Black Tears, Nihil, ecc…Ma ora passiamo alla serata: per primi i NECROART autori di un buon thrash/death di vecchio stampo, non eccessivamente tecnico ma non per questo meno coinvolgente, complice un suono limpido e cristallino e per nulla caotico. Ottima la performance del singer così come buono il responso del pubblico, composto per il 90% da veri cultori di musica estrema. Tempi serrati alternati a brevi arpeggi chitarristici che sfociavano in ritmiche trita-ossa perfetti per l'headbanging più violento. Il tempo a disposizione giungeva alla scadenza ma prima di terminare lo show era necessaria una cover…DEATHCRUSH della cult-band MayheM, eseguita fedelmente anche grazie alle backing vocals di Marco De Rosa (Hail!) dei The True Endless. I secondi: SACRADIS. La Black Metal band genovese, a mio parere, ha costituito una delle attrazioni principali della serata. Sfoggiando face-painting, cartucciere di MG 42, gambali e via dicendo, hanno eseguito pezzi assolutamente corrosivi, velocissimi, intrisi di odio ed energia che si "attenuavano", per così dire, nei mid-tempos come nei migliori Marduk. La potenza e la tecnica dei NEFAS (Brutal/Death/Grind) è stato un qualcosa di enigmatico visto che il gruppo è unicamente composto da un bassista/cantante, un chitarrista e, ovviamente, un batterista. Il muro sonoro creato dai milanesi si propaga nell'ambiente per poco più di un'ora ma il tempo a disposizione è stato più che sufficiente per notare l'addirpoco agghiacciante prova del drummer, preciso e puntuale negli stacchi, negli stop n' go, e nelle parti veloci; idem per le linee di voce e di chitarra: brutali, essenziali. I MALDOROR erano sicuramente il gruppo più innovativo, riffs di chiara matrice Black Metal si miscelavano con brevi intervalli techno-industrial e tastieristici, anche se l'assenza del basso sacrificava parecchio la rendita effettiva delle canzoni compensata comunque anche in questo caso dalla buona performance del batterista. Breve cambio di palco ed ecco che gli HANDFUL OF HATE si accingono a chiudere degnamente la serata: facendo della presenza scenica il loro punto di forza, hanno vomitato il loro putrido e aggressivo Black Metal senza alcun compromesso, creando un'atmosfera assolutamente maligna. Il repertorio ha compreso gran parte di "Hierarchy 1999", ma per questo non ha trascurato affatto tutte le altre songs appartenenti al passato. Nonostante qualche problema di cavo con una chitarra, i quattro hanno dimostrato un grande affiatamento, in particolare ottima l'intesa di Nicola con Gionata Potenti (batterista anche dei Frostmoon Eclipse), così come l'esecuzione di "Fleshcrawling Blasphemy", molto fedele all'originale, sicuramente tra gli episodi più memorabili del concerto. Concludo salutando doverosamente Marco De Rosa, tutti i Sacradis, Nicola & H.O.H., Giorgio Colombo & Black Blood e soprattutto la redazione di NIHIL. FUCKTHENUNS |