IMBULC

Ave Fratelli e Sorelle!



31 GENNAIO - IMBOLC
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Il periodo dell'anno che va dal 31 Gennaio al 15 Febbraio era molto sentito dalle antiche popolazioni pagane indoeruropee, in tutta Europa iniziava un periodo purificatorio propedeutico alla rinascita vitale, sia in senso materiale che spirituale e tutta una serie di maestose festività venivano quindi celebrate, le + famose erano l'Imbolc, i Lupercalia, il Candlemas, le Feriae Sementinae, la Brigid's Feast, l' Ewomeoluc, Groundhog's Day e via di seguito fino a giungere alla profanazione cristiana del rito attraverso la Candelora.
In particolare il percorso Esoterico del calendario Celtico dopo le festività di Samahine e di Yule prevede ora la terza porta: l'Imbolc.
Festa celtica dedicata alla fertilità e alle greggi, essa celebra l'arrivo della primavera dopo il lungo inverno.
Generalmente, la festa cominciava il 31 gennaio, poichè per i Celti i giorni cominciavano dalla notte (vedi anche Samhain o Halloween - 31 ottobre) ed aveva il suo culmine probabilmente il 2 Febbraio, quando il giorno diviene visibilmente più lungo e la luce comincia a vincere la battaglia contro le tenebre…
L' Imbolc infatti, si colloca a metà tra la notte più lunga dell'Anno del Solstizio d'Inverno (21 dicembre), e l'Equinozio di primavera (21 Marzo), quando la notte è lunga come il giorno… L'inverno celebra ancora il suo trionfo, i corsi d'acqua, i laghi e le fontane sono ghiacciati , i prati e gli alberi sono ricoperti di brina, la natura scintilla sotto un manto di freddo che pare congelare la vita.
Ma l'energia esoterica e le correnti sotterranee preannunciano la rinascita della primavera, dopo il grande lavacro invernale, la natura, in questo periodo, è scossa dal primo tremito vitale, è possibile percepire la linfa vitale che riprende a scorrere…. e vedere gli animali diventare irrequieti preavvertendo l'arrivo della stagione riproduttiva… come il cervo al quale cominciano a crescere le nuove corna si prepara ai combattimenti estivi con nuovo vigore, così il dio Cernunno, che durante l'inverno si eclissa, ricompare e riconquista insieme alla sua forza anche la giovane moglie fuggita all'inizio della stagione fredda con il bellissimo dio Lug, preannunciando così la fine del letargo invernale.

Gli antichi Druidi chiamavano questo giorno il Festival del Ritorno della Luce, nel quale si risvegliava la Dea Terra (Imbolc letteralmente 'in the belly' of the Mother, nel ventre della Madre Terra).
In Imbolc si festeggiava il ritorno della Grande Madre nella sua prima manifestazione: la Vergine.
Imbolc e le altre feste europee del periodo erano grandi riti catartici consacrati alla purificazione attraverso i due grandi elementi esorcistici: l'acqua ed il fuoco.
Questa festa era dedicata alla dea Brigid (o Bride, figlia del Dagda), la Dea del Fuoco, di natura Trina poiché aveva altre due sorelle a lei identiche e sempre di nome Bride e per questo era contemporaneamente la protettrice dei fabbri, dei poeti e dei guaritori (i Romani la identificarono con Minerva).
A Bride erano consacrate diciannove sacerdotesse, molto simili alle vestali romane: anche nel culto di Bride non erano ammessi uomini. Diciannove è il numero del ciclo metonico, in quanto ogni 19 anni le fasi lunari ricadono nello stesso giorno dell'anno solare.
I riti che si svolgevano durante la celebrazione, oltre ad essere purificatori, avevano un forte carattere protettivo, bisognava difendere la vita che debolmente si era riaffacciata nel mondo.
Erano cerimonie legate alla purificazione attraverso le fonti sacre da cui sgorgava l'Acqua Lustrale necessaria per le abluzioni rituali.
Brigit , infatti, era sposa di Elcmar, dio delle sorgenti e delle fontane: era lui che possedeva una fontana miracolosa capace di ridonare giovinezza e verginità a chi le aveva perdute, nonché di curare ogni male.
Il fuoco di Brigit, unito all'acqua di Elcmar producono la Sorgente della giovinezza.
Per purificarsi in questa fonte prima si dovevano compiere tre giri in senso antiorario, a significare il percorso all'indietro, nel nostro più profondo.
Notate che il mese in cui si inizia a celebrare questo mistero, è febbraio, il cui nome deriva da un verbo latino indicante purificazione ed espiazione.
Per i Celti l'Albero protettore del giorno dedicato a Imbolc era la Betulla, che era sacra alla dea Brigit, patrona anche delle nascite (dei bimbi concepiti a Beltane), essa era quindi, come affermato + volte, la messaggera della nuova vita che si affaccia al mondo, come la betulla, che é considerata un albero colonizzatore del bosco, si diffonde spontaneamente, resiste al freddo e occupa i terreni inviando i propri semi ovunque.

Bride era quindi la Dea del Fuoco, la cui festa è posta proprio nel giorno in cui la Luce inizia a vincere la battaglia sulle tenebre, ed è il Cinghiale, a portare il Fuoco strappandolo direttamente agli Inferi, compiendo cioè un processo di fusione degli opposti e di vittoria sul caos e sulle forze ctoniche.
Il Cinghiale rappresentava, presso gli antichi Celti, la forza primitiva che, uscita dalla oscurità della selva (la nerezza della Selva è pari alla nerezza del Corvo simbolo della "nigredo"), si scagliava in avanti per aggredire, solcare la terra, come la nave che solca le onde.
Poiché la Selva è sacra, ossia è popolata dalla sacre querce (su cui nasce il sacro vischio) che sono il punto d'incontro tra cielo e terra, il Cinghiale, che vive ai loro piedi e si nutre delle loro ghiande, è l'espressione della forza divina allo stato selvaggio, primordiale.
Il Cinghiale nutrendosi dei frutti dell'Albero del Vischio, ossia del Fuoco sacro, diventa la sintesi tra sacro e profano, il simbolo cioè dell'uomo divinizzato, ovvero dell'Iniziato.
Il Cinghiale è l'evoluzione del Serpente, ed è l'animale esoterico sacrificale per antonomasia.
Mentre ad esempio il Serpente replica se stesso all'infinito, in un ciclo chiuso di morti e rinascite degli esseri viventi, al contrario il Cinghiale è la bestia irruente, audace, ma irrazionale fino al suicidio, travolta dal suo stesso impeto. E' come se il moto circolare chiuso del Serpente, si facesse ora rettilineo e desse origine ad una corsa sfrenata, selvaggia, poderosa ma destinata solo alla morte, per trasmettere la forza ad uno stadio superiore.

L'opera di sciacallaggio culturale da parte del cristianesimo sulla tradizione pagana ed esoterica è qui particolarmente spietata, le caratteristiche della dea Bride furono infatti assorbite da Santa Brigida, una suora missionaria omonima (Saint Brigit), vissuta tra il 450 e il 525.
Essa era la badessa di Kildare, dove vi era un bracere con il Fuoco perpetuo (proprio come avevano la dea Bride e la dea Vesta), i cui presunti miracoli la fecero identificare, presso il popolo, con l'antica divinità pagana.
Santa Brigida, divenuta poi la seconda patrona d'Irlanda (dopo S. Patrizio), resta ancora oggi la protettrice di fabbri, poeti e guaritori e viene raffigurata nei dipinti con una fiamma sopra la testa, in ricordo dell'Antico Fuoco di Bride….
Ma il bello arriva ora… un'altra festa infatti ricorre il 2 Febbraio, dal VII secolo tale giorno è la ricorrenza della Presentazione al tempio del Signore. Secondo la legge ebraica ogni primogenito, compiuti i quaranta giorni di vita, doveva essere presentato al tempio dal padre, offrendo in sacrificio due colombe. In quella occasione avveniva anche la purificazione rituale della madre. La Candelora dista appunto quaranta giorni dal Natale, ed ecco allora che il significato di Luce che aumenta e che si diffonde e di purificazione assume un valore ancora più elevato. L'antica festa della Candelora, prevedeva dapprima una processione per le strade del paese a ceri spenti [nigredo], poi tutti i devoti, prima di entrare in chiesa, accendevano la candela, attingendo da un unico cero posto nell'ingresso. Qui il simbolismo di tenebra e quindi Luce che proviene da unica fonte è chiaro, per il cristiano la Candelora è la Luce di Cristo che fa uscire il mondo dalle tenebre dell'ignoranza, ma i fedeli, se numerosi, potevano anche far accendere il vicino direttamente dalla propria candela, divenendo in tal modo loro stessi portatori della nuova Luce.


Lord Ravendark
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15 FEBBRAIO: LUPERCALIA
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Presso gli antichi Romani le festività e tutto quanto ad esse era associato avevano un'importanza basilare per mantenere il consenso sociale, non vi era periodo dell'anno immune da feste, non solo, ma gli Imperatori, oltre alle feste religiose, solevano organizzare grandiosi giochi in onore proprio o delle proprie gesta militari, si calcola che in età Imperiale, i giorni di festa coprissero in media ben 1/3 dell'anno solare…
I Lupercalia erano una pura festa religiosa a carattere iniziatico molto amata dai Romani, in quanto rimandava alle stesse origini della città!
Ovidio faceva risalire la tradizione della festa alle antiche celebrazioni dei Pelasgi in onore di Pan, custode divino delle greggi e dei cavalli, nelle quali venivano offerti al dio dei doni a carattere propiziatorio, tant'è che le fonti + antiche parlano di due giovani condotti in un'anonima grotta nel bosco di Pan.
Con il seguente passaggio alla cultura romana i Lupercali assunsero il carattere di una festa di purificazione, all'inizio, del gregge, e poi della città palatina, celebrata a cura del duplice sodalizio dei Luperci Quintili e Fabiani in onore di Luperco, antico dio latino, collegato con il lupo sacro a Marte, poi considerato come epiteto di Fauno (Faunus Lupercus). Il sodalizio dei Luperci comprendeva 12 membri eletti per cooptazione, con a capo un magister, e aveva origini gentilizie. La festa si svolgeva dinnanzi al Lupercale, sacra grotta ai piedi dell' altura del Germalo sul lato SO del Palatino dove, all'ombra di un fico (Ficus Ruminalis), Faustolo avrebbe rinvenuto i gemelli Romolo e Remo allattati dalla lupa.
La festa si svolgeva in quattro fasi. Nella prima, i due sodalizi dei Luperci si recavano al Lupercale e vi immolavano dei capri ed un cane. Si noti che presiedeva a questa parte della cerimonia il flamine Diale, anche se per costui proprio il capro e il cane erano tabù.
Nella seconda fase si procedeva all'iniziazione, il rito si rivolgeva a due iniziandi per volta, i due giovani, appartenenti ai due sodalizi, venivano toccati da un Luperco "anziano", sulla fronte con il coltello bagnato del sangue dei capri immolati. Il sangue veniva poi immediatamente asciugato con un fiocco di lana bianca immerso nel latte e subito i due neoiniziati dovevano ridere fragorosamente!!
La terza fase del rito vedeva i sacerdoti ed i giovani partecipare ad un banchetto preparato nella stessa grotta, durante il quale le Vestali offrivano focacce fatte con grano delle prime spighe della passata mietitura e preceduto da un lavacro purificatorio di tutti i presenti.
La quarta ed ultima fase, rivestiva carattere pubblico ed era senz'altro la + spettacolare, infatti, indossata sul corpo nudo la pelle degli animali sacrificati, i neoiniziati correvano dalla grotta alla città, attorno alla base del Palatino e con delle corregge (dette februa o anche amiculum Iunonis) ricavate sempre dalle pelli delle vittime sacrificate, percuotevano la folla che s'assiepava ai lati della strada, in particolare le ragazze credevano che quelle battiture avrebbero permesso loro di trovare presto marito e le matrone porgevano volentieri le mani ai colpi, perché pensavano che sarebbero stati di buon auspicio per ottener una numerosa prole.
Giunti alla porta Esquilina, i Luperci salivano su cocchi d'oro e di bronzo e si recavano alla foresta Albumea, dove avrebbero dovuto ricevere responsi profetici dai fauni, supposti abitatori di quella zona…
Il rituale di questa quarta fase appare costituito da due elementi; il primo è lustratorio e consiste nella circuambulazione della città quadrata, la parte + antica del rito che in origine doveva esser compiuto dai pastori intorno al gregge per chiuderlo in un cerchio magico, a presidio dai lupi.
In questa fase primordiale si celebravano le segrete forze della natura, veniva impegnata una forza magica, impersonale, e questo spiega anche l'incertezza della tradizione circa il patrono della festa: Fauno Lupesco.
Il secondo elemento è iniziatico e si riferisce alla confraternita dei Luperci, nella quale i nuovi adepti venivano assimilati alla vittima sacrificale sia nella morte, ricevendone il sangue sulla fronte, sia nella resurrezione, venendo astersi con il latte che è alimento dell'infanzia.
La corsa dei Luperci, emuli di Romolo e Remo figli della Lupa, ci ricorda il Cinghiale che esce dal suo buio nascondiglio della Selva sacra dei Druidi (come il Sole dal Solstizio d'inverno), ma mentre il Cinghiale è considerato un antagonista esterno, da sacrificare o sottomettere per assorbirne il potere, nei Lupercali viene raffigurata una coscienza iniziatica superiore. Il grugnito primordiale e selvaggio del Cinghiale diventa una squillante e sonora risata, che può solo essere umana, ossia l'iniziato è consapevole che il Lupo non è che una parte di lui, e ne ha già assorbito il potere che distribuisce correndo e frustando i neofiti per svegliarli dalla loro ignoranza. Si noti che il gesto di colpire simbolicamente, con la mano, bastone, spada o quanto altro per provocare il risveglio è ancora usanza ubiquitaria in numerosi ordini e religioni.
Le frustate dei Luperci, divenuti anche uomini-capri (creppi, cioè capri, così li chiamava il popolo), trasmettono infine un potere, in quanto purificano e rendono fertile chi le riceve, conformemente al significato del capro di cui avevano incorporato la virtù.
Infatti secondo la tradizione le donne sabine rapite dai romani, non potendo generare figli, si rivolsero a Giunone che ordinò loro di lasciarsi sferzare da un capro sacro .
Nella Roma antica il giorno precedente i Lupercalia , il 14 Febbraio, era festa in onore di Giunone, la regina degli dei e delle dee romane nonché delle donne e del matrimonio.
E' questa tra l'altro una delle origini della festa di S.Valentino, a quel tempo infatti, le vite dei ragazzi e delle ragazze erano rigidamente separate e quella festa era un'occasione di incontro per ambo i sessi.
La vigilia della festa di Lupercalia i nomi dei ragazzi romani venivano scritti su pezzetti di carta e messi dentro dei recipienti. Ogni ragazzo doveva sorteggiare il nome di una ragazza dal recipiente:la ragazza scelta sarebbe stata così sua partner per tutta la durata della festa.


Lord Ravendark
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IN DOLORIAM
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"Vulnerant omnes ,ultima necat" .Tutte le ore feriscono ,l'ultima uccide . Come preferireste morire ? Con l'arma in pugno e per causa justa ,alla pari di Brancaleone da Norcia ? Per un atto d'amore ? Soffrendo ? D'improvviso ? Di vecchiaia ? Quante facce ha la morte ,tante quante la vita dal momento in cui è il suo perfetto opposto .Immaginate una scacchiera posta in verticale , per ogni faccia bianca o nera esiste dall'altro lato il suo riflesso , noi siamo gli scacchi , c'è chi è alfiere e chi è re ,chi è cavallo e chi è regina . Fate finta ora che ogni quadrato della scacchiera sia un evento di vita e quindi naturalmente bello ,piacevole , attraente proprio in quanto vitale ,ogni evento ha il suo lato opposto , nero ,profondo ergo mortale . Ragion per cui un singolo evento preso oggettivamente è portatore di vita e di morte , un fenomeno ci può arricchire come portare alla miseria , può salvarci come può decapitarci .Ed allora perché pensare male della morte ? Sarebbe come pensare male della vita .Ma in fin dei conti è lecito pensare male ,sia per la morte sia per la vita .La vita è dolore per qualcuno ,per alcuni è gioia ; la morte è dolore per alcuni , è il termine del dolore stesso per altri . E' l'oggettività che si maschera di soggettività .
Ognuno di noi ha la morte dentro , da sempre a partire dai classici greci ne siamo venuti a conoscenza , c'è anche chi come Freud ha costruito buona parte della sua disciplina su questo istinto di vita (Eros) e l'istinto di morte (Thanatos) . Cosa ci da fastidio però di questo stato d'essere vita-morte ? Il dolore , ammettiamo sia così ,anzi è così . In genere si preferisce una vita-morte senza sofferenze , liscia come l'olio , stracolma di fortuna . Fin da piccoli gli umani hanno questa grande aspirazione ,pensate al dominio ,al potere e capirete quanto di animalesco e di istintivo c'è in questa aspirazione :umana ,troppo umana . Proprio per questo limitata , vivere senza stenti , senza un minimo di sofferenza , sollazzarsi alla luce dei vizi e dell'ozio per tutta la vita è l'abnegazione della vita stessa . Non può essere chiamata vita uno scorrere temporale non impresso dal dolore . Asserisco quindi che il dolore fa la vita . Infatti ragionando per via Eraclitea concepisco l'idea che se si apprezza e si gode di momenti di felicità solo se si è conosciuta la lunga angoscia della sofferenza , non si riconosce il dolore in tutta la sua importanza e magnanimità se sopravviene per solo un attimo in una lunga parentesi di gioie . Una vita-morte di gaiezza e spensieratezza , di lussuria e di ricchezza non sono assolutamente le chiavi per un vivere che sia tale , l'esistenza di questi pochi esempi rappresentati da nostri simili reca un forte squilibrio nella sfera vitale del soggetto . La vita-morte è il conseguire gradualmente il perfetto equilibrio tra stati di vita (felicità) e stati di morte (dolore) , ed allora quanta vitalità c'è in una persona con la strada spianata dalla fortuna ? E' invece una strana forma di fortuna , non è quella stessa fortuna che dopo anni di lavoro e di sacrifici ,di insegnamenti e di sforzi giunge come aria fresca a purificarci ed a sollevarci da momenti bui . Pensate a chi è nato ricco , può avere tutto ciò che desidera , non è affetto da nessuna malattia ,bene : dovrebbe essere anti-umano per non desiderare ancora , sempre di più , ma si sa la fortuna è limitata , il potere che un uomo può chiedere ha una fine ed un confine che lo separa dalla tragedia . Proprio quando si supera questo confine ,chiedendo sempre più (a chi non si sa…diciamo alla dea fortuna) si cade in un abisso d'infelicità .Questa specie d'infelicità è caratterizzata da un'eterna attesa , una spasmodica sete di avere ciò che ancora manca ed questa ossessione a chiedere di più porta ad una vita accidiosa , colma di insensatezze ,sprechi , cattiverie , invidie e tutto ciò che un essere umano dignitoso non desidererebbe mai . Date 100 lire ad un bambino e la prossima volta ve ne chiederà 200 e la prossima ancora 300 e se gli date 300 la volta successiva vorrà 400 .Questa è pedagogia amici cari . Inutile che mi veniate a dire "Si ,io mi sono stentato tutto quel poco che ho ,ma potessi avere un miliardo starei bene e non chiederei nient'atro a nessuno " . No , vi assicuro che siete in errore , ognuno ha ciò che gli spetta , ricordate l'equilibrio biologico che bisogna rispettare ,noi dobbiamo rendere conto ad un ecosistema ed il nostro ecosistema all'ecosistema del sistema solare e il sistema solare al sistema galattico .Ragionate per esteso , appiccate la vostra mente agli uncini dell'infinito . Immaginate se per magia domani mattina 60 milioni d'Italiani si svegliassero con un miliardo di conto in banca ,pensate che l'Italia diventerebbe l'isola utopica e felice ? Assolutamente no ,a parte il fatto che saremmo sbranati dalle tasse ,ma questo è nulla ,ma provate ad immaginare la competizione impressionante che si scatenerebbe , tutti sanno che tutti hanno un miliardo ,ed allora io sono uguale a chi ? A quel pezzente che abita in fondo al mio vicolo ? ma non esiste proprio ,io voglio di più ! E così ragionerebbero tutti , nel giro di 1 mese l'Italia sarebbe ridotta in macerie ,nessuno resterebbe sano . Io vi ho fatto l'esempio del vicino di casa ma pensate in termini di aziende ,società ,borsa e rendetevi conto che in questo modo l'inferno cadrà od emergerà dalle tenebre(dipende dai punti di vista) e noi saremmo tanti piccoli diavoletti ingrugniti . Ma non è solo questione di immaginazione . Attenzione , volgete lo sguardo ad un grande imprenditore , una top model ,un armatore e comunque a tutti i miliardari che conoscete , ascoltate i telegiornali , avete letto mai i giornali e vi siete resi conto che queste persone ( alcuni ammirabili lo ammetto ,encomiabili per la loro intelligenza) ,non sanno cos'è la libertà di una passeggiata all'aperto con i propri figli o i propri nipoti ? hanno ogni singolo movimento programmato ,dalla mattina alla sera è un continuo scappare da una parte all'altra :riunioni ,stage , conferenze , valutazioni , viaggi di lavoro ,scioperi dei controllori di volo ,attese spasmodiche , programmi televisivi , interviste , e sbatti a destra e sbatti a sinistra ,alcuni non avendone abbastanza si buttano in politica….
Ed allora siete coscienti che oggi chi ha i soldi non vive e che il dio denaro è solo un'attrazione fatale , una passione che porta alla follia ,alla disperazione ,alla negazione della vita-morte .
Vi siete convinti ? Cosa è meglio dunque ? Un normale alternarsi di gioie e dolori o nascere ricchi per non avere né gioie né dolori ? Quale grande gioia può avere un miliardario ? Andarsene a dormire dopo che ha guadagnato 40 miliardi durante il giorno ? Bene , il minuto successivo lui starà già pensando a come guadagnarne 50 di miliardi ,già ricomincia a mangiarsi le mani e si pentirà amaramente di averne presi solo 40 . E via ,correre ,scappare , responsabilità ,pressioni etc…etc…
Obiezioni ? :"Si , ma nel caso in cui una persona ,mettiamo esempio un barbone ,vive per strada ,dorme in stazione ,si copre di giornali per non avere freddo , è malato ,non conosce denaro e pulizia , la sua vita-morte è solo impressa nel dolore , cosa mi rispondi ? ".Rispondo che anche lui ha il suo gioire , degusta piccoli tripudi emotivi ,,i suoi momenti di felicità ,perché ognuno di noi ha le gioie che gli spettano ,ed ad ogni piacere corrisponde un patimento in modo matematico .La vita-morte è una dimensione in cui tutto è regolato da leggi precise ,anche la gioia e la sofferenza ,per cui per me può essere fonte di gioia potermi comprare un cavallo , per il barbone è fonte di gioia potersi comprare un panino ,perché lui del cavallo non sa che farsene . Ognuno ha ciò che gli spetta e vi dirò di più ,sarò realista e cattivo , ricordate Darwin e la selezione naturale ? Dispiace dirlo , ma al mondo c'è l'impiegato di banca ed il barbone , il calciatore ignorante ma miliardario ed il laureato sapiente ma disoccupato . Ognuno ha le sue colpe e merita il suo stato vivente-morente ,alla fine può permettersi di vivere e di morire dignitosamente solo chi ha saputo affrontare le piaghe dell'esistenza con fermezza e da esse ha imparato molto , così come ha saputo trarre vigore da una fetta di felicità . Certo molti mi rinfacciano il destino come fautore ed artefice di malasorte di varia natura , per me il destino è scienza….il destino è Darwin ,il destino è tutto ciò che deve coincidere per volontà naturale .Il destino è l'incrociarsi di innatismo e pragmatismo , ognuno appena nato viene messo su di un sentiero ,tocca a lui aggiustarselo per camminare liberamente ,senza trovare buche su cui procurarsi distorsioni ,in alternativa ognuno prosegue per il sentiero che ha .
In doloriam discepoli , in doloriam !
Lord Glacial
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STONEHENGE, LA FARSA!
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La grande spianata di Stonehenge è per milioni di visitatori un'esperienza quasi mistica, un tuffo nella storia, 'immagine che ci riporta indietro di 4000 anni. Tuttavia il grande cerchio con le immense pietre sarebbe il frutto più delle tecnologie del ventesimo secolo che delle scelte degli antichi abitanti la regione.
La ricostruzione del restauro di Stonehenge lungo il ventesimo secolo è stata fatta da un laureato dell'Università di Bristol, che ha scovato una serie di immagini fotografiche che, a partire dal 1901, mostrano vari momenti di un restauro ritenuto quantomeno sbagliato. La maggior parte dei massi sono stati spostati o rimossi, tuttavia i visitatori vengono tenuti all'oscuro di tutto: nessuno dice che l'intero sistema, il disegno di base, potrebbe essere stato modificato.
Secondo Edwards l'attuale disposizione delle grandi pietre non riprodurrebbe il disegno originale. In particolare sotto i lavori diretti dal colonnello William Hawiey sei grandi massi furono spostati, alcuni posti in posizione verticale, altre strutture di collegamento orizzontale spostate, rimosse.
Nel 1958 e nel 1964 altri lavori hanno visto impegnate gru e moderne apparecchiature meccaniche.
"Per troppo tempo - dice Brian Edwards - la gente è stata tenuta all'oscuro sui lavori di restauro di Stonehenge. Sono veramente meravigliato. Un confronto tra il panorama attuale e quello riportato in un dipinto di John Constable del 1835 mostra chiaramente la vastità dei cambiamenti". Il curatore del museo archeologico dell'Università di Cambridge, Christopher Chippindale, sostiene che alcuni lavori di restauro sono assolutamente ingiustificati e in particolare quelli fatti negli anni venti sono "una cosa triste".
Ora sebbene si dica da parte dei responsabili del sito (probabilmente per cercare di salvare non tanto la faccia quanto il flusso turistico…) che i lavori siano stati comunque molto ben documentati, passo per passo, che non sia stato stravolto nulla e che soprattutto il "restauro" non abbia interessato le pietre che decidono l'allineamento del complesso col sole in occasione del solstizio, i dubbi non solo sono legittimi ma fanno pensare a chissà quante storpiature sono state fatte nel mondo senza dire niente a nessuno, pare infatti che molto di peggio sia accaduto in Egitto…
Nel caso si Stonehenge possiamo però vederne il lato buono, chissà come ci sono rimasti male tutti i fautori della new age e neo-hippy vari che li si ritrovavano, appropriandosi di ciò che non era loro…


Lord Ravendark
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