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ANCIENT RITES "Dim Carcosa" (Hammerheart Records) Un'opera colossale che rimarrà negli annali del genere ! Gunther Theys da sempre mastermind degli Ancient Rites, a mio avviso uno dei miglior act estremi europei, getta le basi per innescare l'aggettivo "MITO" accanto al suo nome. A partire da un booklet enorme dove Gunther fa luce sull'ispirazione ricevuta per scrivere i brani dell'abum , su una grafica imponente, su musicisti d'avanguardia che rendono il balck metal qualcosa di realmente elitario. L'unica band davvero capace di far evolvere il genere verso qualcosa che non combaci con "commerciabilità" ! 10 perle suonate con maestrie che agguantano temi cari a tutti Noi: dalla religione come scempio della ragione, dalla gloria delle antiche popolazioni pagane,tema ricorrente nella band, dal Naturalismo passando per il Satanismo.Elogi a Dante, Baudelaire, Cesare, Carlo Magno e altre eccellenti personalità della vechia madre Europa. Il disco che dura un botto è di un'intensità e di una bellezza rara a sentirsi. Penso che la palma d'oro di band dell'anno sia da regalare a Gunther Theys, persona affetta dal "morbo" della simpatia,della disponibilità,dall'amicizia che da 2 anni ci lega e da una forma d'intelligenza superiore! Quando la cultura e la musica estrema si abbracciano allora vuol dire che gli Ancient Rites stanno creando ! Gloria eterna a Loro !!! OPETH "Blackwater Park " (Peaceville) Un'altra band di straordinaria intensità e dotata di tecnica sopraffina . Chi di voi ha apprezzato e considera il loro secondo lavoro "Morningrise"('95) come uno degli episodi artistici (musicali e poetici) saprà certamente idolatrare il loro ultimo cd . Infatti se negli ultimi 3 lavori gli Svedesi tristi avevano mantenuto costante la loro bravura ma incrementando la loro perizia tecnica e diminuendo le parentesi melodiche e poetiche , ora con "blackwater park" tornano i soliloqui, i momenti onirici e assuefatti dall'oblio dei sensi, torna quell'opaca astrattezza che esalta gli animi nobili, torna la vera poesia incorniciata da melodie anche di Floydiana memoria ma che contribuiscono a rendere l'alone artistico molto molto dark e terribilmente suadente e…..maledetto! Gli Opeth sono già nell'Olimpo degli artisti e dei grandi musicisti, rasentano la perfezione e quest'album non fa che consolidare la stima , il rispetto e l'incredibile orgoglio personale che trasmetto loro ogni volta che li ascolto ! ZYKLON "World OV Worms" (Candelight - 8 tracks - 41 min.) Hailz, questa recensione è scritta da un nuovo collaboratore, diciamo che è in prova, fatteci sapere cosa ve ne pare... Ecco un altro supergruppo black norvegese, dopo che di recente si sono affacciate sul mercato band come i Susperia di Tjodalv (ex drummer dei tanto amati/contestati Dimmu Borgir) oppure I peccatum di Ihsahn, singer degli Emperor...e'proprio di loro che si viene a parlare poiche' negli Zyklon, che anni fa avevano dato luce al grandioso EP "Blood must be shed", sotto il monicker di Zyklon-B , militano oggi Samoth (leader del gruppo, ribattezzatosi Zamoth per l'occasione) e Trym, proprio dagli Emperor...a completare la line up altri volti noti del panorama black metal, ovvero Destructhor dai Mirkskog e Daemon dei Limbonic Art...una line up che dunque comprende elementi noti a molti, a cui si va ad aggiungere alla scrittura dei testi quel Bard Faust che anni fa suonava la batteria negli Emperor (un nome nuovo...) e che ora si vede costretto a anni di reclusione per omicidio. Ma parliamo del disco: chi si aspetta un album in classico Emperor Style trovera'qualcosa di completamente differente, affine a sonorita' Death Metal sulle ritmiche potenti del virtuoso batterista Trym, il tutto accompagnato da potenti e ossessionanti growl vocals. Un disco che ha i suoi punti di forza in brani quali Storm Detonation, Chaos Deathcult e Zycloned (all'interno della quale troviamo anche un passaggio industrial, con samples che avremo nuovamente in piccole dosi durante altre parti del disco stesso, disco non ottimo ma comunque ricco di potenza, velocita' e aggressivita' dove troviamo assieme black, death e ritmiche chitarristiche thrash per un lavoro comunque davvero buono. Consigliato a chiunque ami il metal estremo. Dark Mayhem DARKTHRONE "Preparing for war " (Peaceville, 15 tracks-74 minutes) Per il successore in studio di Ravishing grimness dovremo aspettare ancora un po', sebbene la band nera per eccellenza rappresentata da Fenriz e Nocturno Culto abbia regalato ai blackster questa raccolta delle migliori canzoni del primo periodo (da Soulside journey fino a Transilvanian hunger) piu' rarita' demo, live e un inedita traccia. Ritroviamo rispolverati dunque pezzi fondamentali e storici per il black metal come la maestosa "Transilvanian hunger", "Natassja in eternal sleep" e "In the shadow of the horns". Il periodo death metal oriented della band e' proposto con "Cromlech", "Grave with a view" e parti tratte dalle demo "Thulcandra" e "A new dimension", piu' un live dell' '89 a Oslo. La traccia inedita, Iconoclasm sweeps Cappadocia, segue pressappoco gli stereotipi dell'ultimo sopraccitato studio album, proponendo un black metal classico ma con parti sperimentali. A corredare il tutto, una biografia firmata Fenriz che racconta la storia relativa solo al primo periodo, poiche' come dice lui in chiusura, ormai, "il resto e' storia". Unica nota negativa la mancanza totale di pezzi dal grandioso "Panzerfaust" e dei testi, come era gia' accaduto per la raccolta dei Marduk (Infernal eternal). Farewell... Dark Mayhem ENTHRONED "Armoured Bestial Hell " Sono passati ben tre anni da quando la band di Sabathan e Nornagest ha fatto uscire "The apocalipse manifesto", album di violentissimo black metal che eliminava totalmente dal loro sound gli sprazzi di melodia contenuti nei loro precedenti lavori. La band continua oggi a difendere la bandiera del black metal piu'oltranzista e malvagio, ed e'tornata sulle scene con questo "Armoured bestial hell". Da grandissimo sostenitore della band belga devo purtroppo ammettere che quest'uscita e'comunque un piccolo passo indietro, soprattutto se raffrontato con i loro capolavori, "Towards the skullthrone of Satan" e il debut "Prophecies of a Pagan fire", disco che mantiene tutta l'attitudine blasfema e violenta che ha contraddistinto gli Enthroned dalla prima meta' degli anni novanta ad oggi, ma il livello qualitativo delle song contenute lascia un po'a desiderare in molte parti del disco. Non mancano gli highlights, a partire dalla violentissima "Wrapped in fire", la title track, "Enslavement revealed", col suo inizio thrashy di forte impatto e "When Hell freezes over", che anticipa l'outro con l'ottima narrazione di una storia ispirata a Carnieres. La rabbia c'e', come si nota dal sound intrapreso dagli Enthroned con "The Apocalipse manifesto", un sound sempre piu'vicino a sonorita'alla Cirith Gorgor/Marduk, ma la band in questione dovra'ancora per la consacrazione all' elite' del black metal, che sembrava gia'loro con i primi due dischi. Dark Mayhem DESTROYER666 "Phoenix Rising " Season of mist - (8 tracks 40 minutes) In un periodo in cui il death metal di stampo brutale sembra rinato, ecco spuntare in mezzo alla scena una di quelle band i cui propositi musicali paiono voler fermamente cambiare le carte in tavola. La band australiana in questione, da una terra dove il metal piu'oltranzista e' praticamente un'incognita, propongono una miscela metallica votata per intero all'estremismo musicale e un semi-concept album sulla guerra. Il gruppo passa per sfuriate Death/Black in stile Cirith Gorgor / Hecate Enthroned, riff thrasheggianti alla Sodom, e parti melodiche che in ogni caso precedono o seguono parti velocissime. I livelli tecnici dei Destroyer 666 sono per giunta buoni, come lo dimostrano l'avvincente prova del batterista Deceiver e l'uso delle chitarre dinamiche e mai troppo fuori luogo di Shrapnel (dal vivo ancor piu'mostruosi). Il disco e'tutto sommato scorrevole, adatto a chi adora la musica estrema senza volere un genere ben preciso e conservatore, e a chi non ama affatto l'elettronica (che negli ultimi anni spopola nel Metal, ma che qui è completamente assente), vanta poi di una buona produzione e s'incentra su pezzi interessantissimi come "I am the Wargod", "Lone wolf winter" o la mid-tempo "Eternal Glory of War", che distaccano il presente della band dai loro recenti trascorsi strettamente thrash/death. Finalmente una buona band da un continente che sembrava votato ai mostri dell'hard rock, con un disco che segnala una discreta maturazione ,sicuramente non definitiva, forse per alcune parti con riff un po'troppo prolissi e un cantato un po'lineare e sicuramente inferiore allo Scream proposto in sede Live. Promettono comunque bene questi Destroyer666, con un nome che ne racchiude l'essenza sprigionata nelle 8 song di Phoenix Rising. Continuate cosi'. Dark Mayhem LOSS "Verdict of posterity " Scarlet - (34 minuti 8 tracks) E'strano oggi sentire band death metal svedesi che non siano cloni degli ormai defunti At the gates. Oggi nel paese scandinavo spopolano band come Soilwork, The Haunted, Terror 2000 (tanto per citarne un po'): tutte band di ottimo livello, che producono ottimi dischi, che pero'alla fine sono sempre devoti all'immenso "Slaughter of the soul", ormai distante 6 anni. Chi si ricorda allora degli immensi Dissection? La band di Jon Nodveidt, autrice del capolavoro "Storm of the light's bane", che nel 1997 ottenne consensi in tutta Europa per il suo misto di Death e Black, ma che trovo'come "ostacolo" la condanna alla reclusione del loro leader ispiratore per l'omicidio di un omosessuale. A ripetere colossi del genere ci hanno provato i Raise hell, con il sottovalutatissimo "Holy target", e ora esordiscono questi Loss, con un disco granitico, compatto, potente. Sono effettivamente difficili da descrivere: immaginate riff di puro stampo Death Metal (e spesso riff black come capita in "Enclosure", testi incentrati sulla follia umana e la superiorita', vocals che alternano scram tipiche Black Metal a growling alla Dismember/Vader, ovvero un growl non troppo gutturale ma devastante! Se dovessi indicarne lo stile con poche parole direi che sono a meta' fra Dissection, Vader e Dismember, ma non dovete affatto aspettarvi una miscela di cose gia'sentite. I brani contenuti in "Verdict of posterity" sono uno piu'bello dell'altro, sebbene non indichino troppi cambi di stile fra una song e l'altra, rendendo un po'troppo monolitico il contesto, ma mai noioso. Brani di punta come "Death instinct", "Mental disturbance" o l'opener "Dominant nature" rappresentano un Death metal violentissimo per poi passare al semi-black metal di "Enclosure". Un ottimo disco, e visto che e'il loro debut questi Loss hanno tutto il tempo per tornare a devastare la scena nordica con album di grande livello. Se avete adorato "Storm of the light's bane" e vi piace il Death Metal non potete assolutamente perdervelo. Dark Mayhem KHOLD "Masterpiss of pain" Moonfog records Nel bel mezzo degli anni della crisi del black, o meglio di quello piu'oltranzista, conservatore e devoto ai fulminanti capolavori che furono quelli lanciati da Darkthrone, Mayhem, Immortal e compagnia bella nella prima meta' dell'ultima decade oramai terminata, rispunta una band (finalmente, aggiungerei) che con le sperimentazioni che hanno evoluto, o forse lacerato, come per molti e', non voglioni assolutamente avere nulla a che fare. Si tratta dei Khold, capitanati dal singer Gard e dal guitarist Rinn, nuova band entrata sotto l'egida della norvegese Moonfog, che esordiscono con un disco che non pare proprio sfornato da nuove leve prive di esperienza nel settore. "Masterpiss of pain", mentre attendiamo il prossimo, e oramai vicino disco dei "Padri" Darkthrone, ci delizia con 34 minuti di black metal marcio, malato, malvagio come non se ne sente ormai piu' se non grazie a qualche bagliore mosso da uscite di livello poco soventi, ma efficaci: come questa, appunto. Dimenticate il black/melodico/sinfonico che ha ormai invaso e contagiato anche la Norvegia (Dimmu Borgir) o la sperimentazione attuata da band che forse non avevano piu'da dire nel campo (Ulver o Thorns), e focalizzate la vostra attenzione sulle atmosfere glaciali e malate dei vari "A blaze in the northern sky", "Lords of the nightrealm" e le varie perle di black metal che negli anni '90 hanno contribuito a far fuoriuscire dal settore underground questo genere, poiche' i Khold non propongono che puro black metal al 100%.........musicalmente estremamente devoti ai Darkthrone, sebbene senza divenirne cloni, i quattro in questione propongono un'alternarsi di sfuriate e mid tempos, con un lavoro vocale che richiama proprio i cantati di Fenriz o Satyr (tanto per citare due nomi noti ai piu') e un pacchetto di liriche interamente scritte in norvegese antico, prova ancor piu'forte del tradizionalismo puro di questa nuova band. Bellissimi capitoli quali l'opener Nattpyre, Den store allianse o Rovnatt. Non un capolavoro, comunque una validissima uscita per gliappassionati di musica nera, e soprattutto il segnale che, innovazioni a parte, la ormai indebolita fiamma del black metal e'ancora viva. Consigliato. Dark Mayhem EMPEROR "Prometheus / The discipline of fire & demise" Finalmente! Finalmente, perche' siamo finalmente a settembre, mese in cui le fatidiche uscite che aspetti da mesi ricominciano a pullulare nelle tanto ambite vetrine dei negozi. Ed in campo black il periodo non e'di certo sguarnito di novita': dopo il discreto come out di molti mesi fa attuato da Enslaved ed Enthroned, s'e'dovuta trascorrere una lunga pausa per rivedere nuovamente all' opera i grandi del genere. Ed ecco che, dopo il nuovo ed ennesimo capolavoro dei Darkthrone, i quali hanno nuovamente dimostrato di essere gli odierni capisaldi del metal nero tramite il freschissimo e marcio "Plaguewielder", appaiono di nuovo ufficialmente dopo qualche anno di semi-abbandono della band (a favore dei side project interni ai membri del gruppo) gli Emperor di Samoth ed Ihsahn. Se devo ammetterlo, si tratta dell'uscita stagionale che aspettavo di meno, in quanto alla speranza che avevo nel ritrovarmi fra le mani un nuovo capolavoro targato Telemark (bassa, se siconsiderano le piu'recenti dichiarazioni dei due leader norvegesi, che avevano fatto quasi temere lo scioglimento), pero', dinanzi ad un nome del genere, non si sa mai cosa doversi immaginare di ascoltare, quando ci si accinge ad inserire un nuovo relativo album nel lettore cd. Alzi la mano chi si aspettava un disco old style alla "In the nightside eclipse" e successivamente chi immaginava di trovarsi di fronte ad uno scarno successore sulla falsa riga stilistica "IX Exquilibrium": ebbene si, questa volta non ha indovinato nessuno. Il disco miscela quel poco che rimane dei fasti della band norvegese, con alcune delle innovazioni che erano gia'comparse sul precedente e sovraccitato "IX Exquilibrium", rendendo il tutto ancor piu'assurdo tramite partiture di tastiera ed intermezzi chitarristici davvero insani, talvolta coinvolgenti, ma purtroppo, nella maggioranza dei casi, si tratta di tanto fumo e niente arrosto. Notevole il bagaglio tecnico che tutti i membri della band dimostrano, ma non e'di certo questo che mi aspetto da un disco targato Emperor. Si salvanopezzi come "Thorns on my grave", oscurissima e coinvolgente, rimane la brutalita'esecutiva di Trym, come al solito un orologio......ma purtroppo questo album non migliora di certo molto quanto detto recentemente dalla "Icon E".......album di gran netto inferiore addirittura ai side project Zyklon e Peccatum. Dark Mayhem DESTRUCTION "The antichrist" 11 txs 55' Figuriamoci se non mi esaltavo per LORO ! Forse vi apparirà scontato ma celebrare ancora una volta un lavoro dei DESTRUCTION è quanto meno obbligatorio.Ero affamato di thrash, quello vero e incazzato, quello diretto al fegato , quello in grado di spappolare i ciglioni e di esaltarmi l'anima ad un grado di corruzione altissimo. "The antichrist" non è un altro album thrash, E' IL THRASH !! 11 bestemmie tirate giù con dovizia, con la precisione di un serial killer che squadra al millimetro la sua vittima prima di sezionarne la carne, inutile star qui a dar dettagli tecnici e compositivi. C'è la gloriosa forza degli '80, la contaminazione digitale del 2000 per cancellare strafalcioni acustici e rumori di fondo certo ma quel che conta qui e che basso, chitarra e batteria sono in grado di buttar giù un corazzata e spargere polveri di piombo. Fuoco e fiamme, gloria ai DESTRUCTION ! Solo chi è cresciuto a pane e thrash può davvero comprendermi! 110 con laude ! Lord Glacial DARKTHRONE "Plaguewielder" Doppia recensione per il nuovo grande Darkthrone!!! Spero che i Darkthrone per voi non abbiano bisogno di presentazioni. I Darkthrone SONO il black metal. Autori qualche anno fa del buon "Ravishing grimness", per nulla accostabile ai fasti del periodo 1989-1996 ma pur sempre un album degno della loro firma, i nostri se ne tornano oggi, nel 2001, con un disco che pare essere uscito direttamente dal periodo in cui album neri e distruttivi venivano alla luce con una frequenza incredibile con la non-curanza del business musicale che avrebbe di li'a poco tramutato il black metal in un "qualcosa" alla portata di tutti........ci voleva un album del genere, un capolavoro che ribadisse che il black a cui ci si era abituati ascoltando "A blaze in the northern sky" o "Transilvanian hunger" (a mio parere i due capolavori del loro primo periodo di attivita'musicale) non e'affatto morto. E cosi', per chiunque abbia trovato le nuove uscite di Mayhem o Emperor assai ripugnanti, questo disco suona come un una salvezza improvvisa. Stupendo, da capo a fondo, e marcio, sebbene la produzione sia migliorata rispetto ai tempi di "Under a funeral moon", questo "Plaguewielder" rappresenta una tappa importantissima per la musica oscura in generale, che torna ad associare la parola "capolavoro" ad un disco dei Darkthrone come non succedeva da "Panzerfaust". Da "Weakling avenger" a "Raining murder", passando per la ossessionante "Sin origin", nulla da escludere, a prova di un lavoro compatto, infernale e "malato" come non se ne sentivano da anni. Fatelo vostro..... Dark Mayhem doppia recensione x i maestri: Unici…questi sono i Darkthrone, i veri indiscussi signori del male…in quest'ultimo lavoro, Fenriz e Nocturno Culto, mischiano sapientemente i frutti dell'esperienza accumulata in dieci anni d'onorata dedizione al Sacro Verbo…mi viene naturale confrontare quest'album con un capolavoro del passato quale è "A Blaze in the Northen Sky" e un capolavoro dei giorni nostri, "Ravishing Grimness": infatti, la strutture delle canzoni ricorda molto quella di "A Blaze.." dove parti veloci facevano da contraltare a parti più lente, rendendo la canzone più dinamica e coinvolgente, mentre le parti melodiche derivano direttamente da "Ravishing…". Individuare una canzone più bella dell'altra è un po' complicato, ma credo che Weakling Avenger e Raining Murder siano quelle mi trasmettono più energia…le lyrics come al solito si prestano ad un'interpretazione individuale…DARKTHRONE RULEZ Lord Morkhar ANCIENT "Proxima centauri" Metal blade Riecco gli Ancient. Ed eccoci al loro nuovo capitolo, "Proxima centauri": un disco sul quale non avrei scommesso neanche una lira, viste le deludentissime prove offerte con gli ultimi full lenght e soprattutto con l'insignificante mini cd "God loves the dead". Eppure, nonostante i tempi del black metal minimale ma efficace di "Svartalheim" siano ormai lontanissimi e la band abbia cambiato totalmente rotta, questa volta la band italo/norvegese oramai definitivamente stabilitasi nello "stivale" italiano ha prodotto un disco di buona fattura che riporta il nome Ancient su livelli piu'che accettabili. Buono il lavoro svolto da Aphazel e compagni, sia nel songwriting che nell'esecuzione in studio. Il black metal oggi proposto dal combo fa perno su terreni ben piu'melodici e maggiormente incentrati sull'uso delle tastiere rispetto a quanto fattto nel periodo dei primi lavori ("Svartalheim" - 1994), ma di facile presa e che dimostrano una certa ripresa del gruppo. Siamo ancora lontani dai primi lavori, specie se si parla di ispirazione compositiva del gruppo, ma sentite la title track o "The witch"...e se vi piace il black melodico potrebbe essere un possibile acquisto. Dark Mayhem BATHORY "Destroyer of worlds" Ho creduto ciecamente come un idiota alle parole di Quorthon, quando venivano riportate un po'ovunque spargendo la voce che se il disco nuovo dei Bathory ci aveva fatti attendere cosi'tanto tempo, era perche' ne sarebbe risultato qualcosa di mostruoso. Ebbene si, la classica frase che un po'tutti puntualmente ad ogni disco sparano come fossero programmati per presentarla con puntualita'ai fan deliranti, l'ha tirata pubblicitariamente fuori anche il mio idolo Quorthon, e le speranze che alla vigilia dell'ascolto vedevano per me questo disco come un'attesa in un certo capolavoro, sono sfumate in un fiasco dalle dimensioni grossolane. Non dico che si tratti di un totale tonfo nell'acqua, poiche' da una band storica come i Bathory la presenza di ottime tracce singole di disco in disco e' sempre stata attesa e ricevuta di disco in disco, anche nei periodi bui dell'era piu'recente, ma il fatto che in questo nuovo "Destroyer of worlds" siano presenti tre o quattro tracce di rilievo non lo trasforma di certo in una buona come-out discografica. Il disco si presenta stilisticamente come un perfetto mix fra i lavori del periodo strettamente Epic della band (mi riferisco a "Hammerheart" o "Twilight of the Gods", per esempio...) ed quelli legati al parziale ritorno al thrash che fu in "Requiem" od "Octagon". Il risultato si potrebbe concretizzare nella maniera piu'tragica, poiche'questo svariare fra piu'stili non e'di certo portatore di brani ispirati ne'sopra la media espressa dalla band negli anni piu'recenti. Se stesse ascoltando in questo momento l'opener "Lake of fire" mi insultereste per la sua bellezza, che in effetti si scontrerebbe con le mie parole piu'che critiche nei confronti di questa nuova realta' dei Bathory, ma passate i primi pezzi (sottolineo anche la ottima "Ode") ed entrerete in un tunnel che pare senza fine, dove un thrash di qualita'discutibile non viene di certo aiutato dalla voce di Quorthon, oggi a tratti quasi scadente nell'inespressivo e mai confrontabile con quella emozionale mostrata in vecchie perle come "One rode to Asa bay" o negli album dove il singer svedese faceva ancora uso dei maligni vocalizzi scream. Dopo tutto questo, i pezzi sono tredici, e spesso lunghi, prolissi e portatori di poche idee buone. Un disco come questo puo'essere apprezzato se ne analizziamo qualche singolo episodio, non di certo nel complesso. Dispiaciutissimo, spero nel futuro di una band che oggi, a mio parere, ha veramente poche parole da spendere. Dark Mayhem |