RECENSIONI
CARPATHIAN FOREST "Strange Old Brew"
12 thx 40 min. Avantgarde Music

Dopo aver consegnato uno dei capolavori assoluti del black metal, il malefico duo formato da Nattefrost e Nordavind, coadiuvati da Tchort e Kobro, partoriscono questo splendido album di misanthropic black metal come solo loro sanno fare: chiariamo subito che, personalmente, credo che questo lavoro sia leggermente inferiore al precedente "Black Shining Leather ", nonostante vi siano inclusi tutti gli ingredienti tipici del loro sound… Bloodcleansing e Martyr/Sacrificulum si candidano come le song più veloci dell'album, così come Thanatology rappresenta il lato lento e oscuro, insieme alla splendida song strumentale Theme from Nekromantikk…le lyrics sono sempre incentrate sulla morte e sul sadomasochismo (Mask of the Slave).
La track list è ben strutturata e alterna canzoni veloci con altre più cadenzate e introspettive…la produzione sicuramente superiore a quella del precedente lavoro, ci permette di distinguere e seguire le linee tracciate dai vari strumenti…in generale possiamo affermare che siamo di fronte ad uno dei pochi gruppi rimasti fedeli al vero black metal senza però essere noiosi, ripetitivi e soprattutto senza cadere in atteggiamenti infantili.

Lord Morkhar


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AA.VV. ORIGINATORS OF THE NORTHERN DARKNESS "A tribute to Mayhem"
Etichetta: Avantgarde records

Immancabile. Dopo il tributo ai Darkthrone, era praticamente da aspettarsi che gli Dei del black metal Mayhem venissero omaggiati con un disco del genere. E che disco...penso di non aver mai visto un tributo ad una band estrema con partecipanti di un livello cosi'alto. Immortal, Emperor, Carpathian forest, tanto per citarne tre, hanno rispolverato parte del migliore repertorio della band, dando luogo ad un tribute album dove i capolavori si succedono rivisitati con la malignita' che tanto i Mayhem hanno nel corso degli anni dato alla scena norvegese. Inutile precisare che il tribute si muove per la maggiorparte sulle coordinate dei primi due lavori in studio, "Deathcrush" e "De mysteriis DOM Sathanas", con le sole eccezioni di "Carnage" (Behemoth), "I am thy labyrinth", presentata a regola d'arte dai Seth, tratta da "Wolf lair's abyss", e di "Ghoul", estratta dalla demo "Voice of a tortured skull", proposta qui dai Carpathian forest e disponibile anche sul loro nuovo album "Morbid fascination of Death". Il tributo e'di qualita'eccezionale, solo grandi song, solo grandi band, solo grandi prestazioni. Poche le eccezioni... Si parte con una "From the dark past" suonata dagli Immortal di Abbath e Iscariah, che raggiunge i livelli di splendore della versione originale, e riporta la band ad esporre le sonorita'veloci abbandonate da qualche anno dopo "Battles on the north". E'veramente eccezionale sentire la maestria con cui il trio si e'cimentato nella riedizione di questo capolavoro, bissandone la maestosita' con un'esecuzione avente la furia omicida che solo le migliori band del campo possiedono. L'olocausto sonoro contrinua con i Dark funeral, i quali si cimentano in "Pagan fears", immenso capolavoro sempre estratto dal De Mysteriis, suonato su buoni livelli ma non di certo dotato della follia con la quale i Mayhem la gettarono in pasto ai blackster piu'accaniti nel 1993. Il turno successivo spetta ai deathster polacchi Vader, con una "Freezing moon" che annichilisce all'ascolto, suonata alla perfezione, ma che gia'conoscevamo per la sua apparizione su "Reign forever world". Non c'e'pausa: tocca agli Emperor, che rivisitano "Funeral fog" con una prova piu'che sufficiente ma distante anni luce dalle sonorita' malate e grezze che li avevano contraddistinti anni addietro, quindi ad altri capolavori che si susseguono a ruota: Limbonic art, Carpathian forest, Seth, tutti alle prese con alcune delle piu'grandi canzoni della band che Fu Euronymous, e tutti quanti in ottima forma.
Uniche note stonate, una "Buried by time and dust" che poteva essere affidata a band di maggior livello rispetto ai Keep of Kalessin, ed una verisone di "Life eternal" che e'toccata ai Gorgoroth, i quali non hanno saputo imporvi neanche una piccola parte della maestria incisa sull'originale. Immenso tributo, per una immensa band. Let the legend lives on!

Dark Mayhem

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AETERNUS "Ascension of terror"
Etichetta: Hammerheart records

Una band in continua mutazione. Un gruppo che come meta sembra aver scelto profondamente l'estremismo musicale senza compromessi. Questi sono gli Aeternus, forti di una nuova produzione, "Ascension of terror", che avvicina sempre piu'la band nordica al black/death. Un processo che si fa sempre piu'forte. E se prima erano i growling vocals, questa volta, a rendere il combo ancora piu'accostabile al death metal sound ci pensano i riff, dosati in massa in direzione di quanto fatto nel death metal da cult-bands come i Morbid angel (nei confronti dei quali troviamo alcuni effetti di chitarra usati in maniera accostabilissima allo stile Azagthotiano) o da band ibride come gli Zyklon e i Myrkskog (la somiglianza e'terrificante in "The essence of the Elder"). La miscela, pero', e' alquanto grezza, e discostata dalle produzioni piu'cristalline che ci propongono gruppi come i sovraccitati Myrkskog o i Dodheimsgard. Il songwriting di Ares & co. e'piuttosto ispirato, e sebbene si proponga una soluzione musicale gia'in voga nelle lande nordiche in questi ultimi anni, il disco risulta scorrevole e granitico: senza grosse sorprese ma senza mai deludere o calare troppo di tono. Ottime "Possessed by the serpent's vengeance" e la title track. Da ascoltare, ma forse lievemente inferiore rispetto al passato recente discografico della band.

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ANOREXIA NERVOSA "New obscurantis order"
Etichetta: Osmose productions

Dopo che i dischi di Darkthrone e Carpathian forest parevano aver mosso nuovamente l'ago della bilancia dalla parte del black tradizionalista e devoto ai suoi neri contesti, grazie anche alla mediocre prova offerta nel campo del black sinfonico dagli Agathodaimon ("Chapter III"), eccoci rimpiombare in una situazione di dubbio quasi totale, travolti da mille logiche domande riguardanti l'efficacia spesso discussa ma talvolta travolgente del black melodico e di tutte le correnti musicali affini ad esso. Questioni di mercato, o naturale evoluzione di un qualcosa che non ha piu'nulla di nuovo da dire dopo anni di successi? La seconda, si direbbe, ascoltando questo nuovo prodotto firmato Anorexia Nervosa, poiche'la perversa band francese, dopo anni di gavetta all'interno del circolo musicale industrial, si e'gettata a capofitto nei rami piu'orchestrali del black metal, prima con l'incredibile "Drudenhaus", quindi con questo freschissimo ma allo stesso tempo bollente "New obscurantis order". Un nome che dice tutto: sono proprio i suoni a fare da primo piano nel colpo d'occhio di questo lavoro, con la loro vertiginosa mutazione, dato che ora sono nettamente piu'cupi grazie alle tonalita'lievemente piu'basse adottate in questo caso rispetto al precedente "Drudenhaus"; gioco di mixaggio che ha nettamente giovato alla band, rea di avere un drumming piu'pulito e preciso ma allo stesso tempo alquanto piu'furioso, di essere quantitativamente e velocemente maturata col tempo (meno di due anni sono passati dall'ultima produzione), e di aver appesantito i suoni, oltre che col cambio di sonorita' (netto ma non snaturante nei confronti del loro ormai acquisito stile), soprattutto per via della velocita' media del disco, ora vertiginosa ed interrotta da soventi cambi di tempo. "New obscurantis order", tutto sommato, si muove su livelli qualitativi non distanti dal recente ed ottimo "Drudenhaus", sebbene si presenti come un disco piu'potente ma meno diretto. Album omogeneo, dotato di tantissime velature e cambi di atmosfera che ne innalzano l'interesse verso l'ascoltatore, e di cui segnalo la presenza dell'ottima cover di "Solitude", autentico cavallo da battaglia dei doom metallers Candlemass. Consigliatissimo a chiunque si interessi anche parzialmente di black sinfonico.

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NECRODEATH "Black as pitch"
Etichetta: Scarlet

Scampato il pericolo di una nuova reunion fasulla grazie a quel gran capolavoro di "Mater of all evil", i Necrodeath ci tenevano a dimostrare che la band e'oggi piu'viva che mai, prima con un home video interessantissimo, quindi con la ristampa di "Fragments of insanity", e finalmente ecco il momento che piu'attendevo dal 2001 in quanto ad uscite metal nostrane: "Black as pitch". Al primo ascolto emerge subito quanto questa band genovese da sola riesca a creare molto di piu', tecnicamente, a livello compositivo e di potenza, di molte delle band italiane glorificate in massa dal pubblico tricolore ed oltre i confini. E cosi' non resta che ammettere di trovarsi dinanzi ad un altro capolavoro targato Necrodeath, quasi con l'incredulita'di chi sta parlando di una band che pare decisa a non sbagliare mai un colpo ad ormai una quindicina di anni dagli esordi. Bellissimo, questo "Black as pitch", e come ci si poteva immaginare degno e logico proseguimento di quanto iniziato con "Marer of all evil": thrash metal velocissimo con influenze da svariati campi estremi quali il black ed il death metal, il tutto decorato da quella ciliegina sulla torta che e'la voce di Flegias, dotata di un marchio ormai inconfondibile e nera in tutte le sue sfumature e gli stili adottati, dal piu'malvagio degli screaming vocals fino a parti piu'basse e gutturali. Mai scontati, impreziositi dalla produzione ancora una volta nordica di Pelle Seather, i Necrodeath aggiungono rispetto al sound di "Mater of all evil" elementi piu'thrasheggianti nelle proprie graffianti ritmiche, ed uno stile di suonare davvero infernale e che giova di una registrazione quasi perfetta. I quattro fanno oggi piu'perno su pezzi diretti, a'la "The creature", per intendersi, senza tralasciare il fattore mid tempo come nella atmosferica "Process of violation" o nelle prime fasi di "Saviours of hate" o "Red as blood", che poi vedranno la band sfociare in infernali attacchi frontali impreziositi dal drumming perfetto di Peso. Grandissimi anche i lavori sulla stesura e sulla registrazione dei riffs. Da segnalare laa riedizione di "Sacrifice 2K1", vecchio classico riadattato al nuovo stile dei Necrodeath e forse addirittura migliorato grazie agli enormi vocalizzi di Flegias, ed i capolavori "Red as blood" e "Church's black book", chiusa dalla narrazione di uno dei membri dei Carnal forge, che riporta la crudelta'degli atti di sangue commessi dalla Chiesa in passato, posta a concludere un disco musicalmente enorme, che vede i Necrodeath raggiungere l'ennesimo capitolo fondamentale per la musica estrema Italiana. Grandi, enormi, fantastici...fate vostra questa opera di Metal estremo!

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SLAYER "God hates us all"
Etichetta:Def Jam/Universal

E'finalmente giunta l'uscita che stavo aspettando ormai da qualche anno, fra annunci e smentite. Da quel "Diabolus in Musica", che usci'lasciando un po'tutti (o quasi...e mi inserisco immediatamente fra il gruppo di estimatori del disco citato) con l'amaro in bocca per le influenze hardcore adottate dal quartetto americano, aspettavo alla follia che Araya e soci sfornassero un altro nuovo ed intrigante lavoro. E finalmente eccoci qua, con "God hates us all", che pare essere il lavoro piu'rimandato della storia, visti i problemi che sono recentemente intercorsi di mezzo fra i quattro musicisti e le case discografiche e di distribuzione. Dopo aver ascoltato le sei canzoni di cui disponeva il promo (ormai fuori da mesi), sono finalmente giunto in possesso della versione definitiva, la quale a dirla tutta comprende persino alcune tracce che non finiranno neppure sul digipack e sul cd della confezione "normale" presto in distribuzione nella nostra penisola. Mi limitero'dunque a commentare quanto di "God hates us all" arrivera' nei negozi italiani, ovvero escludendo "Warzone", "Addict" e "Deviance". Il disco pare ancora legato agli stilemi hardcore che tanto sembrano aver contagiato il combo da diversi anni ormai a questa parte, in quanto il riffing, oltre ad essere (lo preciso subito) sempre di puro stampo slayerano, continua a seguire l'evoluzione "a piccoli passi" intrapresa dal gruppo in questione. Tuttavia, siamo di fronte ad un disco degli Slayer (forse a tratti compare anche del deja vu', visto ad esempio il riff iniziale della traccia di chiusura "Payback", fortemente accostabile a quello che apri' Reign in blood con la grandissima "Angel of death"), ben bilanciato fra mid tempos e parti veloci e non sempre ossessivo e rallentato come in "Diabolus in musica" spesso accadeva (togliendo "Bitter peace" e "Scrum" il resto navigava piu'o meno su quel contesto musicale). In "God hates us all" troviamo brani specificamente atipici come "God send death", per i continui cambi di tempo che contribuiscono a rendere la song quasi inclassificabile nei due campi di canzoni da me citati poco fa (lo stesso discorso sarebbe attuabile per "Exile") , o "Seven faces", ennesimo rimando alle "gesta" macabre di un serial killer (questa volta tocca ai peccati capitali ed a John Doe, gia'citato nel film "Seven", appunto), col suo riffing lento ed incessantemente ossessivo. Comparsa anche per le classiche Slayer song in pieno old style, con parti velocissime e cariche di violenza, quali "Disciple" o "Payback". Distruttiva anche "Scarstruck", che finira'sul digipack della versione italiana. Insomma, nuove influenze o no, questo e'un album degli Slayer, coerenti a se'stessi molto piu'di quanto abbiano fatto altri dei mostri del thrash eighties. Se dovessi infine darvi un parere sulla qualita'del disco, vi direi superiore a "Divine intervention" ed a "Diabolus in Musica", ma comunque al di sotto dei primi cinque (capo)lavori. Fatelo vostro!

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TESTAMENT "First strike still deadly"
Etichetta: Spitfire/Edel

La brutale notizia della malattia che ha colpito Chuck Billy, singer dei Testament ora in netto miglioramento fisico, non ha impedito la registrazione di questo disco, avvenuta, pensate un po', durante la prima fase di chemioterapia a cui il cantante indio/statunitense si e'sottoposto. "First strike still deadly", con un titolo rimembrante la vecchia song della band americana, propone proprio quanto detto da me adesso: riedizioni di song passate, relative al primo periodo della band. Le sorprese principali sono l'innesto definitivo in formazione del virtuoso Tempesta, batterista che in passato ha suonato coi White Zombie, il quale prende le redini di un ruolo che nel precedente e glorioso "The gathering" era toccato niente meno che a Dave Lombardo (ex Slayer, ora ai Grip inc. di Waldemar Sorytcha). Compaiono inoltre, Souza in qualita'di cantante su due pezzi (singer all'epoca in cui la band si chiamava Legacy!), e quindi il chitarrista Skolnick, anch'esso ex-illustre della band, oggi di nuovod entro in pianta stabile, dopo l'abbandono di James Murphy, avvenuto a seguito del tour di supporto a "The gathering", ed anch'esso colpito recentemente da un tumore. I pezzi riproposti sono tutti da urlo, presentandosi come i vecchi classici della band arricchiti qua da una produzione dignitosa e moderna, nonche'dal bagaglio tecnico enorme ed imponente del quale la band e'dotata. "First strike is deadly" apre le danze..."Over the wall" e "Burnt offerings" si presentano come le gemme meglio riuscite. Avete amato "The gathering" ed il suo terremotante stile? Questo e'pane per i vostri denti. Puro thrash metal, quello che solo i Testament riescono a suonare con cosi'tanta coerenza e stile.

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